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Termovalorizzatori, cosa sono e come funzionano

L'emergenza rifiuti a Roma ha fatto tornare d'attualità l'argomento termovalorizzatori. Ogni giorno Roma produce 2.700 tonnellate di rifiuti indifferenziati, 500 delle quali non possono essere smaltite dagli impianti capitolini. La mancanza di impianti adatti ha creato un flusso di questi materiali che ogni settimana partono in treno, diretti a Zwentendorf, Austria dove viene utilizzato per produrre elettricità.

Secondo i dati diffusi dal Tg2 del 9 maggio, alle ore 20,30 questo paese riceve 70.000 tonnellate di rifiuti all'anno dalla Capitale italiana. Per ogni tonnellata spedita Roma paga 140 euro, per un totale di 95 milioni di euro all'anno. In Austria quegli stessi rifiuti vengono utilizzati per produrre elettricità per 170.000 abitazioni. Così mentre gli italiani pagano affinché gli austriaci si prendano l'immondizia, gli austriaci la utilizzano per abbassare la bolletta della luce.

Un termovalorizzatore è un impianto che smaltisce i rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura compresa fra gli 850 C° e i 1050 C°. Negli impianti più moderni tale calore è recuperato e utilizzato per produrre vapore, che va poi a generare energia elettrica o termica, risparmiando l'impiego di nuove risorse naturali. I fumi generati sono poi trattati e depurati in un'apposita sezione dell'impianto.

Tra i vantaggi di questa tecnologia per lo smaltimento dei rifiuti è la limitazione della quantità da mandare in discarica a fronte di una produzione energetica, senza generare sostanze dannose per l'ambiente e per l'uomo.

In Europa ci sono oltre 350 impianti di termovalorizzazione e incenerimento. In Italia sono 51, di cui 29 soltanto nel nord Italia. Si tratta di una tecnologia che certamente sottrae rifiuti alla discarica ed evita la dispersione degli stessi nell'ambiente, ma questa tecnologia deve restare il "piano B" dello smaltimento dei rifiuti, da usare solo laddove non è possibile eseguire il riciclo, uno dei più potenti motori dell'economia circolare.

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