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Plastica recuperata dagli oceani, una risorsa per le aziende

Il problema del marine litter preoccupa i governi e anche l'industria delle plastiche che, sfruttando il know how e la tecnologia, sostiene progetti che mirano a recuperare i rifiuti plastici dispersi nell'oceano per dare nuova vita a questi materiali. Molte aziende si stanno ingegnando per trasformare una minaccia in opportunità, creando  delle vere e proprie linee di prodotto fondate sul recupero della plastica dagli oceani.

Un esempio è la scelta di Lush Cosmetics di impiegare la plastica recuperata sulle spiagge da volontari di Vancouver, per ottenere materia prima per il packaging dei propri cosmetici.

Come riporta The Montgomery Herald, a Lush si sono aggiunti altri brand. Tra questi, c'è la Envision Plastics che per conto della Method Home ha elaborato confezioni ricavate dalla raccolta di plastica sulle spiagge delle Hawaii, destinata a creare una linea di bottiglie per i suoi prodotti da distribuite in tutti gli Stati Uniti. Se si aggiunge che i saponi della Method Home sono biodegradabili e che l'azienda alimenta la propria fabbrica con energia eolica rinnovabile, si potrà dedurre che la circolarità è la principale coordinata di questo business.

Nel campo del confezionamento di prodotti per l’igiene della persona, una menzione speciale merita Procter&Gamble. Grazie alla collaborazione con TerraCycle Inc e Suez Environnement Sa, l'azienda ha creato un flacone per il marchio Head and Shoulders, prodotto con il 25% di plastica recuperata dalle spiagge. L'idea ha ricevuto il plauso delle Nazioni Unite, che ha assegnato all'azienda il riconoscimento “Momentum for Change” nella categoria Planetary Health. Lo scopo del premio è mettere in evidenza le nuove soluzioni che bilanciano la salute dell’uomo con  quella del pianeta.

 

Anche nel campo della moda e delle tendenze, il riciclo di materiale plastico recuperato dalle spiagge spopola. Molti colossi della moda come Timberland, Louis Vuitton, Adidas (con le Ultra Boost) puntano al gusto e alla bellezza completamente eco-friendly. Stella McCartney ha presentato la sua linea per il 2018 totalmente ispirata all’allegria tropicale dei Caraibi. Gli abiti di questa collezione sono stati prodotti partendo da ciò che è stato ritrovato sulle spiagge e nell’oceano, come reti da pesca, detriti vari e bottiglie. Questa idea è stata resa possibile dalla collaborazione con la ong Parley for the Oceans.

Sulla scia di questi grandi anche il colosso del fast fashion svedese H&M, ha puntato sul recupero della plastica creando una linea di abiti “Conscious” realizzati con un materiale super tech realizzato dalla Bionic, che si avvicina come aspetto alla seta ma che in realtà è una fibra sintetica ricavata dal riciclo di plastica degli oceani. 

Timberland ha unito il riciclo di plastica all’azione umanitaria, dando lavoro ai terremotati di Haiti che contribuiscono alla causa raccogliendo plastica e ripulendo strade e discariche. Dal materiale raccolto vengono prodotte scarpe e borse in una speciale fibra creata dal recupero dei polimeri.

Anche l’elettronica guarda con attenzione al riciclo della plastica. La Dell Computers infatti, ha iniziato a lavorare materie plastiche recuperate dai fiumi e dalle aree costiere, per creare un nuovo tipo di imballaggio per i suoi nuovi notebook. L’American Chemical Society invece, punta ad un progetto più ambizioso: creare combustibile derivante dai rifiuti plastici. Questa tecnologia sarebbe in grado di creare gasolio compatibile con l’ambiente e a prezzi ridotti, data la reperibilità della materia prima.

Il mini reattore in grado di creare il combustibile è trasportabile (oltre ad essere funzionante a basse temperature) e può essere utilizzato anche in mare aperto, trasformando i rifiuti plastici dispersi in mare in energia combustibile. Il progetto è in fase di sperimentazione in California.

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