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I sacchetti in polietilene rispettano di più l’ambiente?

Uno studio recente di LCA “Life Cycle Assessment of Grocery Bags”, commissionato dalla Agenzia Ambientale danese Miljøstyrelsen sull’impatto ambientale di differenti tipologie di sacchetti per la spesa utilizzati nei supermercati, è giunto alla conclusione che dal punto di vista ambientale gli shopper in polietilene hanno un impatto inferiore rispetto a quelli biodegradabili.

Lo studio dell’agenzia per la difesa dell’ambiente danese, condotto secondo gli standard internazionali previsti per questo tipo di studio: ISO 14040 e 14044, ha preso in considerazione sette tipi di materiali: sacchetti in polietilene a bassa densità, polipropilene, PET, biopolimero amidaceo, carta, cotone e soluzioni composite (PP, juta a cotone). Lo studio ha messo a confronto l’impatto ambientale dei vari materiali secondo 16 parametri dimostrando che i sacchetti monouso in materiale plastico – polietilene a bassa densità – hanno il minor impatto ambientale, per quanto riguarda produzione e smaltimento, per oltre due terzi degli indicatori.

I risultati dello studio sono stati contestati dall’associazione italiana Assobioplastiche che riunisce i produttori e i trasformatori di bioplastiche secondo cui i risultati non possono essere considerati di valenza generale, e muovono da assunzioni discutibili.

“Un primo aspetto su cui riflettere” commenta Marco Omboni presidente di Pro.Mo – gruppo produttori stoviglie monouso in plastica – “è che lo studio condotto in Danimarca da un’agenzia ambientalista giunga a conclusioni analoghe allo studio da noi promosso sull’impatto ambientale delle stoviglie monouso e riutilizzabili. Certo, si tratta di prodotti diversi fra loro, e gli studi LCA comparativi richiedono sempre prudenza di analisi: ma il fatto che i due studi, completamente autonomi, giungano a conclusioni per certi aspetti convergenti dovrebbe, a nostro parere, ingenerare delle riflessioni anziché delle polemiche. La sostanza e le conclusioni del nostro studio, eseguito tre anni fa, ci risultano peraltro a tutt’oggi valide e mai smentite. Studi come questi dovrebbero essere uno stimolo per ulteriori approfondimenti, e soprattutto servire da base per le decisioni governative: tali decisioni non dovrebbero poggiare su “informazioni” non avvalorate, o sulla presunta opinione del cittadino comune, come ci sembra accada più di una volta anche a livello europeo, ma su basi più scientifiche e meno preconcette rispetto all’impatto ambientale dei vari materiali e prodotti.”

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